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Presidio del libro «Le Parole e Le Pietre» in collaborazione con «I Presidi della Sardegna»
Ambiente: dagli scritti di Antonio Cederna ad oggi Arzachena, Salone Parrocchiale, 7 febbraio 2009
CONVEGNO-DIBATTITO
Ore 11:05 Il salone parrocchiale risulta pieno per due terzi, le presenze sono approssimabili a 190 unità. L’introduzione è a cura di Bartolomeo Pasella il quale, dopo aver illustrato le finalità del circolo che affronta temi di vario carattere e organizza eventi tipo quello di oggi, ringrazia le autorità presenti e Dario Maiore per la collaborazione e per la pubblicazione delle antologie dei concorsi letterari diventati, ormai, un appuntamento fisso a cadenza annuale. In veste di moderatore, prende la parola Giorgio Todde, che dichiara di ritornare ad Arzachena dopo un anno e di trovare un’amministrazione diversa, si augura che sia stata, finalmente, separata la carica di assessore all’urbanistica da quella di assessore alla cultura; afferma che l’ambientalismo dovrebbe essere un dovere di tutti, passa poi a parlare di Antonio Cederna che visse come un dramma la crescita incontrollata dell’edilizia a Roma in pieno boom economico degli anni Sessanta, si interessò successivamente alla costruzione della Costa Smeralda denunciando alcuni illeciti e perdendo poi il procedimento di causa civile che ne conseguì. “Oggi vorremmo aprire una discussione su come conservare l’ambiente, sono consapevole che non può essere messo in una teca, anche se io personalmente farei così, ma mi arrendo alla triste realtà della logica economica”. Todde cede, quindi, la parola a Piero Mannironi che racconta di quando accompagnò Antonio Cederna per la Sardegna; costui aveva un carattere spigoloso e inveiva contro i misfatti ambientali e Mannironi, unico presente, si trovava spesso a dover mediare anche perché si sentiva in parte responsabile in quanto sardo. Già allora Antonio Cederna paventava la costruzione di città lineari appiattite sulla costa che poi sono state purtroppo realizzate; secondo lui (e questo viene detto negli anni Ottanta) era necessario favorire lo sviluppo dei centri già esistenti per consumare meno territorio possibile. La Francia in parte è riuscita ad arginare il disastro ambientale convincendo l’opinione pubblica che conservare l’ambiente ha anche un forte ritorno economico. In Corsica nel 1993 fu fatto un sondaggio popolare che dimostrò che l’85% dei Corsi era per la conservazione delle bellezze naturalistiche, il 10% era favorevole ad un inasprimento delle norme di tutela ambientale e solo un residuo 5% era insensibile a tali problemi. L’inquinamento morale ha permesso l’investimento immobiliare ad Is Arenas, zona di delicatissimi ecosistemi dichiarati sito di interesse comunitario dalla Comunità europea. Mannironi per aver denunciato la cosa è stato processato venendo poi assolto. La società di Diego Lissi di Milano risultava avere indirizzi in caselle postali ad Amsterdam e di far parte a sua volta di altre società che in un rimbalzo di responsabilità era difficile perseguire; ci fu una contestazione dei piani paesaggistici, Is Arenas si salvò solo perché fu smarrita la richiesta di abolire il piano di tutela, 224.000 metri cubi furono comunque realizzati in zone limitrofe, sono stati e si stanno realizzando villini stile “Torvaianica” con manodopera importata. In quella zona è stato consumato un bellissimo territorio senza neppure dare occupazione ai locali. Riprende la parola Giorgio Todde e sottolinea che qualsiasi cosa si concede all’edilizia è comunque una mediazione, parla di insensata voglia di crescita e di “sviluppite”, malattia contagiosa tendente a cronicizzare, salvo parossismi preelettorali, che affligge la quasi totalità dei demagoghi da strapazzo di turno, pone poi una domanda a Francesco Pigliaru: “è proprio necessario avere il turismo?”. “Sì, ma va governato come tutte le attività umane che, se fuori controllo creano problemi”, secondo lui se uno ha il granito e vuole trarne dei profitti ha una sola possibilità a disposizione: consumarlo; ma se invece ci si rivolge al turismo si può ricavare reddito senza consumare una risorsa non rinnovabile. Se esistesse un proprietario dotato di vita eterna presterebbe molta attenzione a conservare intatto il suo patrimonio ambientale, ma l’egoismo stile “dopo di me il diluvio” inducono i più a perseguire un ritorno economico immediato senza considerare che nessuno è veramente proprietario di nessun terreno semmai lo ha ricevuto in prestito dai posteri. Secondo Pigliaru il turismo è positivo e la coscienza comune molto più attenta di vent’anni fa alle tematiche ambientali. A San Francisco, superando il Golden Gate ci si accorge di quanto siano stati attenti a non costruire lungo la costa per aumentare il valore delle poche ville esistenti nonostante queste zone siano sottoposte alla pressione espansionistica di una città di oltre sei milioni di abitanti. Basterà far passare un po’ di anni perché si sia tutti d’accordo nel dire “che peccato si è costruito troppo sulla costa”. La Sardegna viene considerata il posto più bello del mondo, ma di posti più belli del mondo potevano essercene tanti se non fossero stati sommersi dal cemento. Ognuno di noi è troppo piccolo per remare nella direzione giusta e quindi finisce per sfruttare o, peggio, distruggere l’ambiente. Per non perdere la lotta della difesa ambientale è necessario coordinarsi, uno dei motivi per cui si fanno le seconde e le terze case è perché non si riesce ad allungare la stagione turistica. Il problema è come compensare gli incentivi che naturalmente arrivano a luglio e ad agosto con incentivi artificiali che potrebbero allungare la stagione turistica. Non si spiega perché si faccia tanta fatica a destagionalizzare. Giogo Todde soffre di orticaria a sentire parlare di turismo, così come succedeva ad Antonio Cederna e quindi non è d’accordo con le tesi di Pigliaru. Todde dice che Roggio ha lavorato al PUC (che ha il suono di un bacio) di Orosei e lo invita a parlare di questa esperienza. Sandro Roggio: Ci è mancato il contributo di Antonio Cederna: senza le sue denunce infatti si sarebbe arrivati con molto ritardo alla coscienza attuale. Antonio Cederna sottolineava la differenza tra l’edilizia turistica e il turismo e la sconvenienza di edificare che veniva spiegata da Antonio Cederna scontrandosi spesso con le autorità locali. Non conveniva ai centri ritratti dal mare svilupparsi senza consumare la costa visto che il turismo chiede proprio dei litorali intatti? Questi principi sono contenuti nel Piano Paesaggistico Regionale attuale. Quando sono stato invitato a stilare il PUC di Orosei ho chiesto carta bianca. Il primo obiettivo fu quello di convincere la popolazione. Non è vero che i Sardi non sono pronti a recepire il piano paesaggistico e non è vero che il piano sia così punitivo. L’obiettivo deve essere quello di unire i residenti agli stranios. È necessario che i piani di tutela siano condivisi se vogliamo che questi reggano ai cambi di governanti. Antonio Cederna iniziò ad occuparsi della Sardegna quando iniziò ad occuparsene l’Aga Khan, lui era contrario alla colonizzazione che si avvalse della depressione economica della Gallura (1972/73) e definiva gli investitori del Consorzio Costa Smeralda “i nuovi Saraceni”. L’Aga Khan minacciò di lasciare la Sardegna per sempre in seguito alla denunce di Antonio Cederna. Gli avvocati del Consorzio denunciarono Bassani, Antonio Cederna e Giorgio Bocca. Nei primi anni Ottanta Cederna denunciò su “La Nuova” l’assenza dal dibattito sulla speculazione edilizia di tutti gli intellettuali sardi. Giorgio Todde chiede al sindaco di Arzachena quale è stato il ruolo dei sindaci costieri negli ultimi quarant’anni. Piero Filigheddu ricorda di essere stato definito da Antonio Cederna “il borgomastro di Arzachena”. “Noi sindaci siamo partiti da De Michelis che disse che in questo territorio l’industria non andava bene. Personalmente sono al quarto mandato e in sala sono presenti alcuni miei predecessori che sanno bene che nel piano di fabbricazione di Arzachena ci fu un dimezzamento dei milioni di metri cubi previsti da sei a tre. Il Master Plan imponeva il controllo biennale sull’impatto ambientale, poi fu bocciato e ci si ritrovò senza regole. Comunque i danni veri non li ha fatti l’Aga Khan, ma i palazzinari che sono venuti dopo. Ad Arzachena siamo stati i primi ad imporre il divieto di costruire a meno di trecento metri dalla costa. Il PUC deve tenere conto dell’occupazione e comunque molto è stato fatto per evitare di distruggere le colline con le cave”. Conclude l’intervento parlando dei rimedi contro la disoccupazione quali il rilancio dell’artigianato, dell’archeologia e del turismo. Sottolinea la necessità di allungare la stagione turistica imponendo l’apertura degli alberghi e degli esercizi commerciali per almeno sette mesi l’anno. Purtroppo dice di non aver il potere di ritirare le licenze a quanti non rispettano questa norma.
INTERVENTI DEL PUBBLICO
Franco Fresi ricorda di aver conosciuto di persona Antonio Cederna e di essere stato da questi esortato più volte a scrivere articoli in difesa del territorio gallurese. Giovanni Fara contesta ad Antonio Cederna di essersi limitato a dire quello che non andava fatto senza dare suggerimenti su quello che invece poteva essere realizzato salvaguardando l’ambiente, non essendo proponibile, a suo avviso, l’opzione di non fare nulla che contrasta con la natura umana. La replica di Giorgio Todde è che il “non fare” richiede più lavoro, più impegno e soprattutto più cultura del “fare”. Mara Majorca, cittadina di San Pasquale, lamenta il fatto che il suo paese, facendo assurdamente parte di due comuni (Santa Teresa Gallura e Tempio Pausania) si “giova” delle concessioni edilizie di entrambi che tra l’altro farebbero a gara a chi più concede cubatura cementizia. Si chiede come mai pur essendoci stato un sindaco illuminato come Bruno Modesto che già molti anni fa chiedeva per rilasciare licenze edilizie almeno 15 ettari, non si riesca ad arginare questa “onda anomala di cemento” che negli ultimi 10 anni ha stravolto l’assetto del nucleo storico quintuplicandolo. Anch’ella, in piena sintonia con Todde, sottolinea quanto il “fare” possa essere negativo. Giancarlo Pedrini si interroga sul perché ci sia una rotazione e non un ritorno dei turisti. Pigliaru risponde che tale rotazione debba essere sfruttata per scegliere il turismo anziché subirlo. Avremmo bisogno di più turisti del nord-europa e di meno italiani per poter destagionalizzare. Il turismo di qualità è sempre più esigente per quanto riguarda la ricerca di ambiente intatto. Di conseguenza il piano paesaggistico va tutelato anche se è ovviamente perfettibile. Ad esempio non è accettabile che chi abbia speculato a livello edilizio riceva un valore aggiunto da chi non lo ha fatto e questi non potendo più costruire dovrebbe essere in qualche modo compensato. A questo proposito, Michele Fresi fa notare che quando non si è imprenditori a titolo principale pur possedendo, come nel suo caso, 50 ettari lontano dal mare non è possibile con le regole attuali edificare nemmeno una stalla; si penalizza con questi vincoli il rilancio dell’agricoltura. Questo, comunque, non gli impedisce di condividere le politiche di tutela ambientale. Marina Pala riferisce di avere una amica che non voterà per Renato Soru perché il piano paesaggistico non è stato in grado di impedire la realizzazione di strutture bruttissime a ridosso di emergenze granitiche e domanda all’attuale sindaco di Arzachena perché le vecchie concessioni non possono essere ritirate quando è evidente il contrasto con il bene pubblico. Piero Cuccu, sindaco di Palau, ricorda che il potere di un sindaco è relativo, ma in ogni caso difende le scelte dell’amministrazione di Palau di tagliare 160mila metri cubi previsti sulle coste. È orgoglioso della rinuncia al nuovo porto in progetto che avrebbe distrutto alcune spiagge ed avrebbe permesso ad alcune navi “carretta” di venire ad inquinare e ad arare i fondali; nonché del blocco precedente al piano paesaggistico di costruire abitazioni in un solo ettaro senza il quale, come è tristemente noto, con la scusa di un presunto miglioramento fondiario, si poteva disseminare la campagna di finti stazzi con veri pozzi freatici e veri pozzi neri a dispersione. Gigi Angeli fa notare che Antonio Cederna veniva spesso accusato di scrivere sempre lo stesso articolo, ma se fosse vivo oggi continuerebbe a ribadire gli stessi concetti perché dopo tanti anni i problemi sono esattamente gli stessi. Ad esempio come non considerare attuale il suo modo di definire case di marzapane tutti quei villaggi dallo stile “balocco”. Martino Mannoni aggiunge che semmai c’è da lamentarsi di chi certi articoli non li scrive più o comunque non con la frequenza di prima. Quest’ultima affermazione vuole essere un’accusa di disimpegno rivolta ai relatori. Pietro Scarpa dice che l’ambiente è una risorsa indiretta, in quanto senza strutture, sia pure a basso impatto ambientale, si penalizzerebbe il turismo e non sarebbe possibile destagionalizzare. Mancano le iniziative per promuovere vacanze fuori stagione. Risulta ovvio che puntando solo su luglio ed agosto si finirà per consumare sempre più territorio per far fronte al picco di presenze. Conlude il suo intervento con una provocazione: “perché invece di aumentare gli alberghi non aumentiamo le spiagge?”.
Piero Filigheddu chiude il convegno salutando i convenuti e ringraziando i relatori, ma non resiste alla tentazione di spezzare qualche lancia a favore delle amministrazioni comunali del presente e del passato. Rivendica il fatto che molti turisti continuano ad affollare i nostri luoghi, il che starebbe a significare che qualche cosa di buono lo si è realizzato. Sostiene che chi si lamenta della troppa cementificazione dovrebbe guardare quello che è stato fatto in Costa Azzurra, Montecarlo o in Sicilia: c’e sempre chi sta peggio!
Giuseppe Corbo |

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